
Avevi detto che non l'avrei vista, la finalina, e infatti sono andato con Raffaella a Vizille, a sentire una fanfara che suonava. Il concerto è finito verso le dieci e mezza, quando il Brasile era già sotto di due reti, e una ventina di minuti più tardi eravamo di ritorno a Grenoble. La tentazione, a questo punto, è stata troppo forte: ho rinunciato ad andare in centro per un secondo concerto e una birra e mi sono messo davanti al televisore, per guardare il secondo tempo dell'incontro più inutile dei mondiali.
Mi aspettavo un ritorno del Brasile, l'unica squadra che, avendo poco da vincere, aveva ancora molto da perdere. Vincendo la finalina contro una signora Olanda, i brasiliani avrebbero potuto far passare l'umiliazione patita contro la Germania come un black out passeggero, grave e inspiegabile, ma comunque isolato.
La partita di stasera, parlo limitatamente al secondo tempo, è stata invece sconcertante. Non un'azione degna di nota, non un tiro che abbia messo in difficoltà Cillessen, sostituito al novantesimo per dare un po' di gloria al terzo portiere. Il Brasile era flaccido, stanco nella testa più che nel fisico, confuso, scosso, frustrato. "Frustrazione" è la parola chiave che ha usato Thiago Silva, a fine partita, per descrivere lo stato d'animo della squadra. Tratteneva a stento le lacrime. Scolari aveva il volto cadente. Oscar sembrava un pulcino bagnato. Hulk un gigante inferocito contro non si sa chi. David Luiz un asino in mezzo ai suoni.
Gli olandesi erano sereni: facce sorridenti, rilassate, soddisfatte per aver chiuso con una buona prova. Torneranno a casa con un dignitosissimo terzo posto, che li conferma una potenza del calcio e che dà speranze per il futuro. E' una Nazionale che ha delle prospettive.
Il Brasile è da rifondare ed è fondamentale che lo faccia privandosi di Scolari. La ferita brucia troppo e lui sarà sempre associato alla più grande umiliazione nella storia del calcio brasiliano per recuperare autorevolezza e fiducia da parte del pubblico, dei giornalisti, dei vertici federali e dei calciatori. Deve cambiare aria.
Io non penso che sia tutta colpa sua, intendiamoci: la sconfitta di stasera conferma che ci sono dei grossi problemi in una formazione con poca qualità, che ha dovuto confermare calciatori che sembravano essere usciti dal giro: gli ex interisti Maicon, Maxwell, Julio Cesar e lo stesso Dani Alves, che non è più lo stesso di qualche anno fa. Un calciatore come Fred non è degno erede di Ronaldo e Romario: probabilmente non è neppure all'altezza del fabuloso Luis Fabiano.
Tutto ciò, ovviamente, non è colpa di Scolari. Possiamo discutere se fosse il caso di lasciare a casa Lucas o qualche altro giocatore, ma il fatto resta: il Brasile attuale, rispetto alle attese, è scarso.
Ciòc he si deve imputare a Scolari è la portata della sconfitta in semifinale e l'incapacità di frenare, non dico fermare il disastro. In generale, il Brasile non ha mai giocato tanto bene: ha avuto fortuna ed è stato graziato in più di una circostanza. In tutto e per tutto, il Brasile è una squadra usurata.
Per me questo è stato il Mundial di whatsapp e dei social network. Grazie a questi strumenti ho potuto condividere le emozioni della Coppa del Mondo non solo con chi mi era accanto fisicamente, a cominciare da Reza, ma anche con persone con cui ho condiviso la mia passione calcistica per anni, quando ero in Italia. Persone con cui ho condiviso sconfitte e vittorie, birre ghiacciate e pizze a portar via, urla sfrenate e il bagno nella Fontana di Trevi di otto anni fa. Su whatsapp ci siamo ritrovati e abbiamo commentato, abbiamo pronosticato, ci siamo presi in giro, scambiandoci i ruoli di vittime e di carnefici, un po' come accade nel calcio: a volte vinco io, a volte vinci tu.
C'è chi dice che questi mezzi di comunicazione allontanano, perché eliminano il contatto fisico e visivo. C'è chi dice che questo tipo di comunicazione genera incomprensioni e attriti, perché alcuni aspetti del messaggio, che passerebbero attraverso il canale orale, si perdono nella tastiera. I mezzi, in realtà, non sono che mezzi: sta a noi sfruttarli e non farci sfruttare, capirne le potenzialità e i limiti, farne strumenti positivi piuttosto che negativi. Tutto sta, come nel calcio, a scegliere da che parte stare: dalla parte degli usurai, come l'Argentina, che sfrutta le situazioni a proprio vantaggio (i lampi di Messi e Higuain, la stanchezza dell'Olanda, Romero che distrae Sneijder), o da quella degli usurati, come il Brasile: avventato nell'aprirsi, logoro quando si tratta di recuperare.
A buon intenditor, come si dice, poche parole.
Brasile - Olanda 3 - 0 (Van Persie rig., Blind, Wynaldum)
Nessun commento:
Posta un commento