giovedì 10 luglio 2014

Il fantasma di Carneade

Grenoble, 10 luglio 2014

Cilleseen in lacrime. Al portiere oranje non è riuscito di ripetere l’impresa di Krul. Getty Images

La sintesi è tutta lì: in quelle mani piegate dal destro rabbioso di Maxi Rodriguez, potente ma centrale, a mezza altezza, come non si dovrebbe mai tirarlo, un calcio di rigore. Il pallone rimbalza su quelle dita guantate, cambia traiettoria e va a sbattere sulla parte infriore della traversa, per finire inesorabilmente in rete. Cillessen, biondo e diafano, cade in ginocchio davanti alla porta e si arrende: in finale ci andrà l'Argentina.
Le telecamere, astute e impietose, cercano Tim Krul, il Carneade diventato eroe; lo avevano già fatto, in questo prevedibili, al momento del terzo cambio, quando van Gaal aveva inserito Huntelaar al posto di Van Persie. In quel momento Krul ha capito che per lui non ci sarebbe stata nuova gloria.
Confesso che, infreddolito da un tempo che ha poco di estivo, in quel momento non ho capito nemmeno io le intenzioni di Van Gaal: inserire un attaccante fresco per provare a forzare la difesa argentina, evitando i rigori? Benissimo, ma perché farlo così tardi? Giocarsi la carta Huntelaar perché è un rigorista (il quale, fra l'altro, non ha potuto nemmeno tirarlo, il suo rigore)? Altrettanto bene, ma perché escludere Van Persie, che probabilmente avrebbe potuto sostituire il legnoso Vlaar (più a suo agio con le scivolate che coi calci di rigore)? Sono domande cui non so dare risposta: è possibilissimo che la Volpe abbia cambiato le proprie intenzioni in corsa, per esigenze venute a manifestarsi durante l'incontro. Ci sono variabili delle quali, dall'affollata terrazza di un pub irlandese di Grenoble, non è possibile tener conto.
Questi Mondiali, ad ogni modo, dimenticheranno Cillessen, ma Cillessen non dimenticherà questi Mondiali. Quelli in cui è stato surclassato, nel confronto più importante, dal suo secondo, il Carneade Tim Krul, che ora tutta l'Olanda ricorderà per ciò che ha fatto e per ciò che avrebbe potuto fare. Nella mente di qualsiasi tifoso oranje scorrerà il filmato di una seconda serie di tiri di rigore in cui lo spilungone del Newcastle li prende tutti, a cominciare da quello di Messi.

Già, Messi: tutti attendevano lui, in questa semifinale, a emulare il Diego di quasi trent'anni fa. Leo, diciamocelo francamente, ha fatto poco. Ingabbiato alla perfezione dagli avversari, non ha praticamente mai tirato in porta (salvo su punizione) né sfornato assist memorabili. In una serata difficile ha fatto il suo, come chiunque altro, senza acuti. L'assenza di Di Maria, l'argentino più ispirato della rassegna, si è fatta sentire: con Messi lontano dalla porta, poco ispirato e bloccato da Van Gaal, i rifornimenti per Higuain sono stato gravemente insufficienti.
In una partita brutta, a ritmi bassi e con poco gioco di qualità, ha vinto comunque la squadra più meritevole: quella che, nell'arco dei 120 minuti, ha attaccato di più e creato le migliori occasioni. L'Olanda ha concentrato tutti i propri sforzi nel bloccare La Pulce, dimenticando i supplementari contro il Costa Rica e affievolendosi pian piano. L'Argentina, dal canto suo, non ha saputo far valere la maggior freschezza, vedendosi costretta ad arrivare ai calci di rigore.
I  giornali esaltano Romero, che due rigori li ha effettivamente parati. Per me l'eroe della serata è stato Mascherano, riportato da Sabella in difesa e autore di una prova di grande sacrificio e quantità. Senza il suo salvataggio in scivolata su Robben, nel finale, non ci sarebbe stata gloria nemmeno per Romero.

A questo punto, tifo a parte, è impossibile non vedere la Germania favorita: più organizzata, più tecnica, più robusta e, dopo le semifinali, più riposata. Quella contro il Brasile è stata poco più che una sgambata defatigante, mentre gli argentini dovranno smaltire l'acido lattico della battaglia di San Paolo, con un giorno in meno a disposizione.
L'impegno maggiore di Loew dovrà essere psicologico: contenere i postumi della sbornia di martedì e convincere i suoi (consci di essere favoriti) che la finale sarà ben più dura e per nulla esente da rischi.
Anche ventiquattro anni fa, a Italia '90, la Germania di Beckenbauer era più forte, nel collettivo, dell'Argentina di Bilardo, che si affidava all'estro di  Maradona. I tedeschi avevano condotto una marcia non dico trionfale, ma comunque convincente, messi in difficoltà dalla sola Inghilterra (in semifinale), con cui era finita ai rigori. Gli argentini, invece avevano stentato: sconfitti all'esordio dal sorprendente Camerun, si erano qualificati per il rotto della cuffia, come migliore terza (col regolamento attuale sarebbero stati estromessi dagli ottavi di finale), avevano cambiato il portiere in corsa (Goicoechea per Pumpido). Avevano beffato il Brasile grazie a un'invenzione di Diego, lesto a servire Caniggia, e avevano superato Jugoslavia e Italia solo ai tiri di rigore. Ero all'Olimpico e ricordo la brutta e noiosa finale di un campionato del mondo abbastanza noioso (quello meno prolifico in termini di reti segnate a partita). Non ostante la differenza di valori in campo e non ostante un Diego apatico, mai in partita, la Germania vinse solo grazie a un rigore concesso generosamente dall'arbitro e trasformato da Brehme, nel finale.

Nulla, in una finale, è scontato e io la mia l'ho detta all'inizio: vincerà l'Argentina con un gol della Pulce, che solleverà la coppa Fifa al Maracanà.

Olanda - Argentina 2 - 4 (dopo i calci di rigore)

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