martedì 1 luglio 2014

It's not (yet) time for Africa

Olomouc, 1 luglio 2014


In un giorno solo, fuori le africane rimaste: il Mondiale sarà ancora una volta un affare euramericano.
Avevano già deluso il deprimente Camerun, il litigioso Ghana e la sfortunata Costa d'Avorio, beffata nel finale della terza partita dal rigore di Samaras. Senza queste ultime, le speranze del continente nero erano affidate alla Nigeria di Musa e all'Algeria.
Non so perché, ma ho sempre nutrito poca fiducia nelle nordafricane: mi pare sempre che non abbiano il pragmatismo europeo né la fantasia sudamericana né la flessuosità atletica dei calciatori che vengono dall'Africa Nera. Invece l'Algeria lascia il Mondiale fra gli applausi, dopo aver impegnato e messo in difficoltà una Germania un po' sbiadita ma forte, capace di soffrire, di giocare sempre alta (anche troppo), con un Neuer straordinario in uscite degne di René Higuita. Ha avuto un solo torto, non segnare, e alla fine è stata punita da un avversario che, nei tempi supplementari, qualcosa in più lo ha avuto.

Nel pomeriggio, la Francia aveva battuto la Nigeria entro i tempio regolamentari. Posso dir poco di questa partita, di cui sono riuscito a vedere solo la parte finale, a causa di incauto inciampo di Reza sul cavo dell'antenna, che ha strappato il sintonizzatore tv dal laptop, danneggiandolo irreparabilmente. A quel punto, presi taralli e formaggio, mi sono precipitato in ufficio, da dove ero da poco tornato, per riuscire a vedere almeno la parte finale del secondo tempo. Reza, riufiutato il mio invito a seguirlo, è andato a cercare un nuovo sintonizzatore. "Alle otto di sera, a Olomouc? Un'impresa impossibile" ho pensato, invitandolo a desistere. Invece ha avuto ragione lui e un paio d'ore più tardi sorseggiavamo ottimo tè iraniano davanti a Lahm e compagni.
La Francia, dicevamo, ha sofferto più del previsto, ma alla fine è uscita vincitrice. La porta nigeriana è stata sotto assedio, almeno nella parte d'incontro che sono riuscito a vedere, e i gol sono ampiamente meritati. Riuscire a vincere senza troppo patire, sbloccando lo stallo, è indice di squadra in salute. Aver evitato i supplementari darà alla Francia un vantaggio nel quarto di finale contro i tedeschi.

Già nel 1998 mi ero chiesto, in una delle giornate di riposo del Mundial, quando un'africana avrebbe vinto la rassegna. Le Nazionali africane erano in forte ascesa: le imprese di Roger Milla erano fresche nella memoria e la Nigeria aveva esibito campioni da far invidia alle avversarie più forti. Aveva vinto le Olimpiadi di Atlanta, nel 1996. La presenza di tecnici europei e l'esportazione di giovani (quando lo erano davvero) talenti nei campionati di mezzo mondo aveva fatto crescere queste squadre sia tecnicamente che, soprattuto, tatticamente. Di gap tecnico non si poteva più parlare almeno dal pallone d'oro di Weah (1995), uno fra i talenti migliori degli anni '90.
Considerando i ritmi di quella crescita, mi sarei aspettato qualcosa di più dai mondiali più recenti e in particolare da quello attuale. I calciatori africani forti, fortissimi non si contano: Eto'o e Drogba sono nella storia del calcio e non sono i soli. Il Ghana, quattro anni fa, ha sfiorato una storica semifinale, negata da un provvidenziale fallo di mano (con conseguente espulsione e rigore, purtroppo non trasformato) di Suarez (sempre lui!), in un quarto di finale al cardiopalma.
Confesso: entusiasta per questo calcio, che allora vedevo come un diamante grezzo, immaginavo che verso il 2010 le Nazionali africane avrebbero potuto aspirare alla vittoria finale, cosa che non è ancora. Nessuna delle squadre qualificate a Brasile 2014 aveva le credenziali per poter aspirare al titolo o anche solo a una finale. Nel 2010 il Mundial si è disputato in Sudafrica, ma non è bastato perché una rappresentante del continente che ospitava la rassegna raggiungesse neppure la semifinale (impresa che era riuscita alla Corea del Sud, nella prima edizione asiatica in un Mondiale).
Gli africani, questo era il mio assunto, hanno potenzialità atletiche straordinarie: si trattava di far crescere bene i calciatori e di affidare le squadre a tecnici preparati. La crescita c'è stata, ma con una velocità decrescente. Va detto, inoltre, che le nazionali europee sono andate meticciandosi, assorbendo parte di quel DNA che, a mio avviso, avrebbe potuto fare la fortuna delle rivali africane.
Ieri pomeriggio qualche spiritoso un po' razzista si chiedeva, ironicamente, quale fra le due squadre in campo fosse la Francia e quale la Nigeria. Sangue africano scorre nelle vene dei campioni di molte nazionali. Il perno dell'attacco italiano, negli ultimi quattro anni, è stato Mario Balotelli, figlio naturale di immigrati ghanesi.
In altre parole: se non è (ancora) tempo perché una Nazionale africana vinca il titolo, non è detto che a Rio, il 13 luglio, l'Africa sarà del tutto assente.

Francia - Nigeria 2 - 0 (Pogba, Yobo aut.)
Germania - Algeria 2 - 1 (Schürrle, Özil, Djabou)

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