mercoledì 9 luglio 2014

O Mineiraço (o difesa della Germania)

Grenoble, 9 luglio 2014

Alcune partite di calcio, pur facendo parte di manifestazioni più ampie, fanno storia a sé. Italia - Germania 4 - 3, considerata "la partita del secolo", è un Mondiale all'interno del Mondiale di Messico '70 (semifinale). Il "miracolo di Berna" (finale, Svizzera 1954) vide i tedeschi (dopati?) trionfare, a sorpresa, sull'Ungheria di Puskas, Hidegkuti e Kocsis, una delle formazioni più forti di tutti i tempi. La "notte di Marsiglia" (semifinale, Spagna '82) sarà ricordata per una battaglia avvincente, per la prima serie di tiri di rigore della storia dei Mondiali (vinse la Germania) e per l'uscita di Schumacher ("Toni") sul francese Battiston, che perse qualche dente e rimase un paio di giorni in coma. L'elenco potrebbe continuare in vario modo ma c'è un incontro che, di sicuro, non mancherebbe: il Maracanazo del '50. Quella che, fino a ieri, era stata la più cocente sconfitta nella storia del Brasile, accolta da tutto il Paese come un colpo al cuore. Una tragedia che costò la vita a novanta persone, 34 delle quali si tolsero la vita (alle altre non resse il cuore), e che condannò Moacir Barbosa, celebre portiere, a vivere il resto della vita come un traditore della patria. A morire, cinquant'anni dopo, ancora da reietto.
A quella tragedia, sportiva e non, si deve anche la nascita della divisa verdeoro: nuovi colori per dimenticare.
Anche per questo il Mondiale di quest'anno doveva essere importante per il Brasile: per archiviare il Maracanazo, consegnandolo definitivamente alla storia, e legare il più grande e celebre stadio del mondo a  un trionfo in Coppa del Mondo della Seleçao. Per togliere dalla bocca quel sapore amaro che, dal 1950, ogni tanto ancora tornava su.


La partita di ieri, in un certo senso, ha davvero cancellato il Maracanaço, ma per sostituirlo con un dolore ancora più grande, sebbene (per fortuna) solo sportivo. Perché se il Maracanazo, in fondo, non fu che una sconfitta inaspettata, il Mineirazo (così, probabilmente, ricorderemo la semifinale di ieri negli anni a venire) rappresenta l'umiliazione, l'annientamento, il crollo di ataviche certezze.
Commentare tecnicamente la disfatta dell'8 luglio 2014 (ventiquattro anni dopo la finale di Italia '90, ripeto) non è quasi possibile e, se possibile, è quasi superfluo. Io, anche in vista della finalissima, preferisco concentrarmi su fatti secondari.

Più persone, quanto meno in Italia, si sono indignate per l'arrogante insistenza con cui la Germania avrebbe infierito sul cadavere del Brasile, nel secondo tempo. Quella di ieri, secondo qualcuno, sarebbe una vittoria senza onore.
Non sono d'accordo, per almeno dieci ragioni che ho già condiviso con un gruppo di amici e che ripropongo di seguito:

1) la Germania ha giocato a ritmo basso per tutta la partita, al punto tale che, nei primi 5 minuti, temevo che ciò favorisse il Brasile (che sul ritmo basso fonda, da sempre, il proprio gioco). Ha continuato a farlo anche nella ripresa; ripresa in chi ha cominciato perfino a sbagliare qualcosa (ha cominciato già nel primo, in realtà, anche se era difficile accorgersene), altrimenti avrebbe potuto vincere 10 - 0. Non lo si dice per dire: la doppia cifra, nel contesto specifico, era davvero alla portata dei tedeschi;

2) nel secondo tempo il Brasile ha cominciato a giocare bene e c'è voluto un Neuer eccezionale, nei primi minuti, per evitare alla Germania di prendere gol (i verdeoro ne avrebbero potuti segnare almeno un paio). Logico, dunque, che gli uomini di Loew abbiano continuato a giocare, per evitare di rischiare anche lontanamente che il miracolo del primo tempo fosse sciupato. Contro un Brasile già allo sbando, per di più riversato in attacco alla ricerca del gol della bandiera, un paio di reti era il minimo che la Germania di ieri potesse segnare;

3) a riprova di quanto detto in (1), nel secondo tempo la partita è finita 2 - 1 per la Germania che, non ostante la manifesta superiorità, deve ringraziare il proprio portiere per il parziale limitatamente positivo;

4) i due gol del secondo tempo li ha segnati Schuerrle, entrato a partita in corso: logico che avesse voglia di combinare qualcosa di buono. Innanzi tutto, perché quando ti ricapita di segnare in una semifinale mondiale? In secondo luogo, per guadagnarsi la fiducia del tecnico per la finalissima;

5) nessuno dei tedeschi ha avuto un atteggiamento irriverente nei confronti dei brasiliani. Nessun giochetto lezioso, nessuna presa per i fondelli, nessun cambio che sottolineasse la superiorità degli uni nei confronti degli altri e, al termine della partita, baci e abbracci da tutti e per tutti. C'è stato molto fairplay ieri sera: forse pure troppo. Che i brasiliani abbiano finito la partita con un solo ammonito è quasi sconcertante. In manifesta difficoltà, i difensori e i centrocampisti avrebbero dovuto picchiare come fabbri, almeno nel primo tempo: non per fare male, ma per difendersi. Le uniche eccezioni al citato fairplay che io ricordi sono le intemperanze di Mueller e quelle di David Luiz, oltre alle simulazioni di Fred, di Maicon e di non ricordo chi altro. Anche su questo fronte ha vinto la Germania;

6) uno, dal divano di casa, dice che sul 5 - 0 puoi stare tranquillo. Tendenzialmente è così, ma il calcio ha visto già rimonte che sembravano incredibili: il Milan ne subì 2 clamorose in Champions, una a La Coruna e un'altra, ai limiti del reale, a Istanbul (altra partita che meriterebbe di stare in un qualsiasi elenco di incontri memorabili). La Roma ne subì una contro l'Inter, in Supercoppa Italiana (da 3 - 0 a 3 - 4). D'accordo, non parliamo di uno 0 - 5, ma i limiti sono fatti per essere superati. Se la concentrazione cala, se le gambe mollano, specie a questi livelli, puoi subire facilmente due gol in pochi minuti (e il Brasile, va detto, al gol ci è andato molto vicino, in apertura di ripresa), dopodiché non è facile ricomporsi, gli avversari prendono coraggio e allora ti sei complicato inutilmente la vita. Diciamo che è impossibile recuperare da uno 0 - 5 solo perché non lo abbiamo mai visto, non perché vi siano oggettive ragioni di ritenerlo impossibile. La volta che capita sposteremo l'asticella dell'impossibile più in alto ancora;

7) sicuro che smettere di giocare e fare melina a centrocampo sia davvero l'atteggiamento più sportivo? Io non credo che il Brasile lo avrebbe davvero apprezzato. Né i calciatori, né l'allenatore, né i tifosi (di sicuro non il mio amico Thiago);

8) pochi lo sanno, ma l'arbitro può perfino punire col fallo contro e coi cartellini la squadra che fa melina per far trascorrere i minuti. C'è un precedente nel campionato italiano: una partita della Cremonese contro non ricordo chi. Meline storiche, ai mondiali, non mancano: Germania - Austria nel 1982 (mi pare), Italia - Messico nel 2002, per citare due casi. Non sono ricordi esaltanti, per nessuno;

9) smettere di giocare non è la prassi, per lo meno in campo internazionale. Nel 2007 la Roma, a Manchester, subì una sconfitta di identiche proporzioni a quella del Brasile di ieri. Nessuno si indignò per l'implacabile vena realizzativa dei ragazzi di Ferguson. A livello di Mondiali ricordo risultati ancora più rotondi di quello di ieri (un 8 - 0 della Germania sull'Arabia Saudita, con quattro gol di Klose, nel 2002). In questo Mondiale l'Olanda, contro la Spagna, non ha smesso di giocare sul 5 - 1, quando il risultato era acquisito. Le uniche polemiche di questo tipo le ricordo dopo un Roma - Siena (mi pare), in cui Spalletti fu accusato di non aver "fermato" i suoi, facendo subire ai toscani un'umiliazione eccessiva;

10) si contestano le reazioni dei tedeschi: le esultanze di Schurrle dopo il sesto e il settimo gol e lo sfogo di Neuer dopo la rete della bandiera di Oscar. Il bello, a proposito di esultanze, è che ci si sorprende anche della fredda esultanza in occasione delle prime reti tedesche. In altre parole: o è troppo o è troppo poco. La verità, credo, è che l'esultanza è un fatto tanto più bello quanto più spontaneo. Le esultanze di Schurrle sono rimaste assolutamente entro i confini della norma e del buon gusto. Chiedere a un calciatore, entrato dalla panchina, di non manifestare la propria gioia per una doppietta segnata contro il Brasile, in Brasile, in una semifinale mondiale, è come togliere l'anima al calcio. Quanto a Neuer, è rimasto concentrato per tutto l'incontro e, dopo una serie di parate di altissimo livello, si è visto battere al novantesimo: la sua reazione è stata uno sfogo del tutto naturale e, anche in questo caso, contenuto entro i limiti della decenza.

Bisogna saper vincere: la Germania lo ha saputo fare. E bisogna anche saper perdere: onore al Brasile, in questo senso. Non ho sentito accampare scuse e non ho visto, nel secondo tempo, falli di frustrazione, nervi a fior di pelle, istinti di vendetta. Le intemperanze di David Luiz sono quasi veniali, se pensiamo all'entità della socnfitta. Le lacrime dei brasiliani sono umanissime e gli abbracci fra i componenti delle due squadre e delle due panchine, a fine gara, sono sinceri.

Stasera Olanda e Argentina si giocano l'accesso alla finalissima, per provare a fermare la Germania. L'Olanda gioca un calcio più spettacolare e, in assoluto, più convincente; ha le sue armi migliori distribuite su un numero più alto di uomini-chiave (Sneijder, Robben Van Persie su tutti) e un allenatore eccezionale. L'Argentina, dalla sua, ha il calciatore più forte del mondo e, almeno in linea teorica, gambe più fresche. La sfida di Sabella sarà scegliere la posizione di Messi: alle spalle di Higuain, a creare occasioni per il ritrovato Pipita, oppure più vicino alla porta, per sfruttare le sue incredibili doti realizzative? Il calcio è un gioco collettivo: da solo, le partite, non le vincevano neppure Pelè o Maradona. Messi dovrà essere messo in condizione di nuocere alla difesa avversaria: avere palloni giocabili dalla tre quarti in su, per sfornare assist o per andare in porta. Starà a lui, poi, mantenere le attese.
Quanto a Van Gaal, la chiave della sua partita starà soprattutto nel bloccare i rifornimenti alla Pulce.
Pur confermando il mio pronostico, vedo l'Olanda leggermente favorita.

Chi può dire quale sarà il futuro: magari, dopo il Mineirazo (esiste già una voce su Wikipedia) abbandoneranno la casacca verdeoro. Ieri sera la Seleçao e il suo popolo hanno perso tanto: in primis, l'illusione di essere i più forti. Ma Scolari, il triste Felipao, il dio caduto (dall'altare di Yokohama alla polvere di Belo Horizonte), può ancora consolarsi e consolare i suoi, in vista della finalina. Può guardarli in faccia, da Julio Cesar a David Luiz, da Dante a Fred, da Hulk a Willian, e ripetere le parole pronunciate da Francesco I di Francia in occasione della battaglia di Pavia (1525): "Tutto è perduto, fuorché l'onore".

Brasile - Germania 1 - 7 (Mueller, Klose, Kroos, Kroos, Khedira, Schuerrle, Schuerrle, Oscar)





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