Guardare i film in streaming, nel 2014, non è uno scherzo. Anche il progresso tecnologico, in questo settore, ha subito un rallentamento, proprio come il calcio africano. Quattro anni fa le tecnologie erano già più che soddisfacenti: per ogni partita, del mondiale e non, era disponibile un'ampia scelta di fonti cui attingere, attraverso il browser di internet oppure grazie a programmi appositi.
Un tempo i canali più gettonati erano quelli cinesi, instabili, sgranati e poco affidabili; quelli russi hanno presto preso il sopravvento e ormai, non da ieri, vengono trasmessi con notevole fluidità e qualità.
Fluidità e qualità: le due parole d'ordine dello streaming. Ce ne potremmo servire per elaborare una versione del principio di indeterminazione di Heisenberg applicato a internet: tanto più un flusso sarà stabile, quanto meno devi aspettarti che sarà fluido. Spesso si trattava di vedere le partite a risoluzione bassa oppure vederle come sulla tv ma a scatti. Io ho sempre preferito, e di gran lunga, la seconda opzione.
Credo che il problema, in massima parte, fosse tecnologico: mancavano connessioni capaci di gestire un flusso di dati pesante e mancavano algoritmi in grado di alleggerire tale flusso. Forse era anche un problema di software di decodifica e di processori dei computer (tendo a credere meno a queste due ipotesi, perché ho notato miglioramenti anche con computer che sono rimasti gli stessi, nell'hardware e nel software).
Quattro-cinque anni fa si sarebbe detto che internet, alla data odierna, avrebbe offerto degli streaming tecnicamente perfetti: così non è.
Trovare una buona fonte, oggi, è roba da pochi secondi di ricerca: molti amici si rivolgono a me per averla e non capisco perché. Non sono particolarmente bravo ed è un'operazione estremamente semplice: si risparmia tempo facendolo da sé piuttosto che contattarmi per avere assistenza.
Il problema, oggi, è che le fonti sono particolarmente instabili, quasi senza eccezione. I canali vengono bloccati ogni dieci minuti circa e svariate fonti sembrano spompate: si bloccano, vanno a scatti, rallentano. Il problema, nel 2014, è decisamente la fluidità e non sembra dipendere dalle connessioni o dalle macchine degli utenti. Forse dal loro numero (che dev'essere aumentato a dismisura); sicuramente dalle autorità che vigilano.
Oggi puoi vederti i Mondiali ovunque, perfino sul treno o sull'autobus, grazie al tuo iPhone, ma devi avere grande pazienza e mettere in conto alcuni black out, durante i quali devi solo sperare che non succeda niente di imperdibile. Reza e io ci siamo persi il rigore finale di Brasile - Cile.
C'è poi un altro nemico, intrinseco allo streaming: il ritardo. Chi vede una partita attraverso internet, sa benissimo che la vede uno o due minuti in differita rispetto a chi la vede in tv o allo stadio. Se è collegato coi social network o, attraverso un programma di chat istantanea, sta chiacchierando con amici davanti al televisore, rischia concretamente di conoscere l'esito di un'azione prima di averla vista sullo schermo. Io sapevo che l'Olanda avrebbe pareggiato contro il Messico prima che Sneijder caricasse il tiro con cui ha battuto Ochoa.
Alla chat non voglio rinunciare: mi sembra di guardare la partita con gli amici di sempre, sul mio divano o sul terrazzo di Fefè. Non posso vederli (né gli uni possono vedere gli altri), ma posso commentare con loro ciò che tutti vediamo. Il problema è che, quando io sono in ufficio, i nostri commenti sono sfasati.
Argentina e Belgio chiudono il quadro degli ottavi di finale e una di loro, con certezza, arriverà in semifinale. Ad entrambe non capita dai tempi di Maradona e Scifo: l'Argentina dalla sfortunata finale di Italia '90; il Belgio dal quarto posto di Messico '86, occasione nella quale fu estromesso dalla competizione proprio dall'Argentina.
L'Argentina si è salvata grazie al suo asse portante: Messi - Di Maria. La Pulce è stata neutralizzata per larghi tratti, con due-tre uomini fissi su di lui. Un paio di volte se n'è andato elegantemente, alla sua maniera, ma senza fortuna. Si parlava di Shaqiri come dell'anti-Messi: di strada, da fare, ne ha ancora molta. Più che un Messi, volendo fare paragoni argentini, mi è sembrato un dribblomane alla Ortega.
Alla Svizzera si possono fare solo tanti complimenti: aveva delle ottime individualità e non ha solo retto all'impatto: lo ha fatto egregiamente, limitando al minimo i danni e sfiorando i calci di rigore (Dzemaili ricorderà il palo all'ultimo minuto come Pinilla ricorderà la traversa contro il Brasile).
Allenatore a parte, la Svizzera deve la sua forza a un gruppo di calciatori eterogenei per provenienza: una nazionale meticcia come poche. L'immigrazione, tanto osteggiata in terra elvetica, è il segreto del successo della Nazionale.
Anche il Belgio ha vinto soffrendo, ai supplementari, ma lo ha fatto con pieno merito: creando molte più occasioni degli USA, che hanno sfiorato l'impresa nel finale dei tempi regolamentari (tempestiva uscita di Courtois a salvare la baracca). Il Belgio ha giocato decisamente meglio, mostrando più individualità, più gioco, più voglia di portare a casa il risultato. L'ingresso di Lukaku è stato determinante, ma anche i compagni hanno giocato bene. Senza un Howard in giornata di grazia (stesso dicasi di Benaglio, in Argentina - Svizzera), la partita sarebbe finita molto prima.
Si chiudono gli ottavi di finale di un Mondiale che Fefè definisce bellissimo. Io ci devo pensare su: ho notato alcuni dettagli che mi hanno fatto riflettere e su cui tornerò nei prossimi giorni, sfruttando la pausa canonica. Per ora mi limito a salutare, com'è d'uopo, i perdenti:
- il Cile, a pochi centimetri dalla gloria;
- l'Uruguay, senza denti e senza qualità;
- il Messico, abbonato agli ottavi;
- la Grecia, anziana e sapiente;
- la Nigeria e la sua Musa ispiratrice;
- l'Algeria e il suo coraggio sfrontato;
- la Svizzera multietnica;
- gli USA and their amazing goalkeaper.
Buon ritorno a casa.
Argentina - Svizzera 1 - 0 (Di Maria)
Belgio - USA 2 - 1 (De Bruyne, Lukaku, Green)


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