sabato 14 giugno 2014
Il volo dell'angelo
Due su quattro: una media, finora, da spettatore della domenica. Due partite già me le sono perse, ma ho visto sicuramente le più interessanti.
Ieri sera è stata la volta della Spagna. Come luogo, stavolta, è stato scelto un bar nei pressi di Dolní náměstí, che trasmetterà anche l'Italia stanotte. Eravamo un gruppo di stranieri, di varie nazionalità. Molti non li conoscevo: a dimostrazione che sì, Olomouc è una città piccola, ma che conserva ancora qualche sorpresa.
Le sorprese maggiori, tuttavia, ce le ha riservate la Spagna. Dopo essere passata in vantaggio, su rigore, il più sembrava fatto. Qualche spazio gli oranje lo avrebbero concesso e lì tecnica e velocità iberica avrebbero dovuto colpire. Invece gli spazi maggiori li ha concessi proprio la Spagna e le frecce olandesi sono state implacabili: il volo di Van Persie, per l'1 - 1 (splendido pallonetto di testa con cui si è inaugurata la giornataccia di Casillas: doveva battere il record di imbattibilità di Zenga e invece ne ha presi cinque), resterà una delle immagini più belle di questa rassegna.
Penso che una delle chiavi tattiche del match sia stato lo spostamento di Robben dalla fascia sinistra. Robben è letale quando può convergere verso il centro da destra e caricare il tiro: stasera lo ha ampiamente confermato.
L'Olanda ha avuto più gambe, più velocità, più concretezza e più cattiveria. La Spagna si è sbriciolata a centrocampo e in difesa, mantenendo un po' di brillantezza in attacco, dove ha pagato tuttavia qualche leziosismo di troppo. Torres da tempo non è più quello di qualche anno fa; Villa si avvia, dopo una sontuosa carriera, al viale del tramonto. Diego Costa è un elemento nuovo, ma non è al meglio, e Llorente è a casa. Per carità, si può vincere anche senza centravanti, come ha fatto la Spagna due anni fa, agli Europei, ma bisogna essere tutti al meglio. L'ossatura di questa squadra è una generazione di fenomeni, alcuni dei quali ormai avvicinano o passano la trentina. Non possono fare con la stessa facilità cose che, quattro anni fa, riuscivano a occhi chiusi. È ancora presto per dire se sia finita un'era, come molti già scrivono, ma di sicuro la "manita" di ieri è un segnale d'allarme. Va ricordato che, anche quattro anni fa, i campioni d'Europa avevano cominciato con una sconfitta: contro la Svizzera, ben meno temibile dell'Olanda.
Poco da dire sul Messico che batte il Camerun. Il Cile che strapazza l'Australia, invece, deve fare almeno un po' di paura alla Spagna. Mercoledì prossimo, Sanchez e compagni potranno contare sui tre punti in più rispetto agli avversari. Un'eventuale vittoria potrebbe significare qualificazione automatica e contemporanea eliminazione degli iberici. Anche con un pareggio, tuttavia, i cileni metterebbero un importante mattoncino sulla via della conquista degli ottavi. La Spagna, per cultura e per necessità, cercherà i tre punti: i cileni sono veloci e tecnici e potranno provare a colpire in contropiede.
Stasera debuttano gli Azzurri. Percepisco un ottimismo generalizzato: io penso che, contro gli inglese, non vinceremo. Non mi sembrano così deboli come li si dipinge; non mi sembrano così deboli rispetto a noi, quanto meno.
Un capitolo a parte, a parte merita Casillas: portiere straordinario, che però non è più titolare nella sua squadra di club da due anni. Con Mourinho ha perso il posto in favore di Diego Lopez (nemmeno convocato da Del Bosque); con Ancelotti lo ha recuperato solo in Champions League. Certi monumenti, talvolta, rischiano quasi di costituire un handicap per le loro squadre. Quando non sono in forma i tecnici sono restii a sostituirli con i colleghi. Fu così, l'anno scorso, con l'Italia della Confederations Cup: Marchetti era stato il miglior portiere del campionato ed era sicuramente più in forma di Buffon, che giocò la manifestazione da titolare. Tornando a Casillas, va ricordata la sua repsponsabilità sul gol di Godin, nella finale di Champions di quest'anno. Si era trovato nella terra di nessuno, un po' come ieri sera, al cospetto dell'angelo Van Persie. Per una volta, a volare è stato Robin, non Batman.
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