A questo punto, gli osservatori si dividono in due categorie: chi pensa che il Brasile, deludente agli ottavi, non abbia grandi possibilità di imporsi nella competizione; chi pensa invece che, superato l'ostacolo Cile, volerà dritto in finale e la vincerà.
Io, pur non rinnegando (e come potrei? Nel 2006, come mi ricordano gli amici italiani, avevo dato per vincente la Repubblica Ceca! Forse avevo intuito il mio futuro professionale, senza rendermene conto) il mio pronostico (Argentina), mi sento più vicino ai primi che non ai secondi.
Il Cile, a mio avviso, non era ostacolo da poco: né quanto a nomi, né quanto a gioco. Il CT Sampaoli, c'è da scommetterci, diventerà oggetto del desiderio di molte squadre, di club e non. Superare una partita messasi così male, sfiorare la beffa dell'eliminazione (sulla traversa di Pinilla, in chiusura dei tempi supplementari) e vincere ai calci di rigore, dopo aver visto sfumare tre volte il vantaggio acquisito (una durante l'incontro, due ai rigori), non può che dare fiducia ai padroni di casa. Julio César, portiere su cui qualche dubbio era lecito sollevarlo, si è riscattato magnificamente: in ritardo sul diagonale di Sanchez dell'1 - 1, autore di una straordinaria parata in chiusura dei tempi regolamentari, ha dato il meglio di sé parando tre calci di rigore.
La vittoria darà morale e farà crescere, oltre che la squadra, anche i singoli: oltre al portiere, di cui si è detto, citerei almeno Neymar Jr., autore di una prestazione incolore ma straordinariamente freddo nel momento del rigore decisivo, con la pressione di una nazione in apnea addosso. Anche senza giocar bene, Neymar sempre più leader.
Al Cile non si può rimproverare nulla: ha giocato con le unghie e con i denti, ha saputo resistere anche in svantaggio (evitando un tracollo che era pure possibile), ha saputo sfruttare una leggerezza difensiva e pareggiare, ha saputo difendersi senza farsi troppo schiacciare e creando occasioni, in contropiede e non: in numero minore, ma non meno grandi di quelle avversarie.
Un argomento a favore di chi vede male il futuro verdeoro può essere dato dalla fatica accumulata: molta più che non la Colombia, agevolmente vincintrice su un'Uruguay stanco, con poche idee e, soprattutto, pochi guizzi. Incapace di mordere, verrebbe da dire, indulgendo al gioco di parole. Forlan e Cavani (troppo decentrato: lui è uno che deve guardare in faccia la porta) mal serviti e poco pungenti: i rincalzi, buttati nella mischia da Tabarez per recuperare una partita persa, hanno mostrato un livello troppo inferiore a quello degli avversari.
La Colombia (priva di Falcao, non dimentichiamolo) ha vinto agevolmente, trascinata da un ragazzo che somiglia a Lamela e che non sembra aver nulla da invidiare ai migliori, tecnicamente parlando: a rivedere il primo gol, il gesto che ha compiuto (stop di petto spalle alla porta, torsione e gran collo di sinistro) sembra di una facilità impressionante. Muslera qualche colpa ce l'ha, ma la rete è una delizia per palati fini.
Colombia tecnica, veloce, fantasiosa: basterà a mettere in difficoltà il Brasile?
Temo di no, ma spero di sbagliarmi. Contro i brasiliani, forse, la tattica migliore è quella adottata da Sanchez e compagni: difesa attenta e veloci ripartenze. Una strategia affinata durante un girone sulla carta di ferro, che era impensabile interpretare con sfrontatezza. La Colombia, al contrario, è reduce da un gruppo tutto sommato facile, in cui ha potuto fare la parte del leone.
Se saprà cambiar pelle, allora la Colombia potrà sperare. Il Brasile, ancorché entusiasta, sarà stanco: hanno giocato quasi sempre gli stessi e il 120 minuti (più rigori) di Belo Horizonte, alla lunga, si faranno sentire. Scolari dovrà scegliere: affidarsi al gruppo titolare o fare turnover, mettendo in campo gente fresca? Difficile pensare a grandi cambiamenti: le qualità dei rincalzi (e anche quelle di alcuni titolari) non sono straordinarie e la forza della squadra, finora, è stata proprio la sua fisionomia precisa. Difficile immaginare che Scolari, per avere qualche polpaccio con meno acido lattico, rinunci a un Dani Alves per (il pur esperto) Maicon, scongeli Maxwell o si faccia irretire dai giochetti di Willian e di Jo, rinunciando a Oscar o Neymar. O anche al baffuto Fred, che il suo sporco lavoro (compresa caduta in area avversaria) lo fa sempre con grande diligenza. La partita di Scolari si giocherà lì: in come saprà gestire la fatica e gli eventuali cambi. La partita di Pekerman, al contrario, si giocherà sulla pazienza: il Brasile, c'è da scommetterci, comincerà di nuovo a spron battuto, ma calerà alla distanza. È allora che i colombiani, auspicabilmente non in svantaggio e più freschi (sono abituati a climi difficili e in più hanno giocato nel tardo pomeriggio), potranno e dovranno colpire.
Brasile - Cile 4 - 3 d.c.r. (David Luiz, Sanchez)
Colombia - Uruguay 2 - 0 (Rodriguez, Rodriguez)
Nessun commento:
Posta un commento